"Doppia vela chiama Siena Monza 44"
Non è solo una fredda sigla radiofonica della Polizia: negli anni '60, sentire questa chiamata sulle frequenze significava che il panico stava per scatenarsi tra i malavitosi di Roma. Era il segnale che il "Poliziotto con la Ferrari" era sceso in strada.
Se ami le storie vere che sembrano uscite dalla sceneggiatura di un film d'azione, Il poliziotto con la Ferrari. Storia e mito di Armando Spatafora è una lettura che ti terrà incollato dalla prima all'ultima pagina.
La Storia e il Mito
Siamo nella Roma dei mitici anni '60, gli anni del boom economico ma anche di una malavita sempre più audace e motorizzata. Le auto in dotazione alla Squadra Mobile faticano a stare al passo con quelle truccate dei rapinatori.
In questo scenario emerge la figura carismatica e decisa del maresciallo Armando Spatafora, che con una sfrontatezza senza pari fa una richiesta inaudita direttamente al Capo della Polizia (il Prefetto Vicari): per prendere i banditi, alla Polizia serve una fuoriserie. Serve una Ferrari.
La sua audacia viene premiata. Spatafora viene inviato direttamente a Maranello, dove impara a domare il Cavallino Rampante a fianco dei collaudatori e dei piloti di Formula 1. Al suo ritorno a Roma, gli viene affidata una leggendaria Ferrari 250 GT/E nera 2+2. Da quel momento, le regole del gioco cambiano: per i criminali non c'è più scampo.
L'inseguimento Leggendario
Il libro ripercorre le indagini, le notti insonni e le gesta spericolate del maresciallo, culminando in un episodio che oggi appare quasi mitologico. Nel corso di un inseguimento mozzafiato alle sei del mattino, pur di non farsi sfuggire un noto bandito, Spatafora si lancia con la sua Ferrari giù per la celebre e ripidissima scalinata di Trinità dei Monti.
Mentre l'auto del malvivente si distrugge sui gradini, la potente fuoriserie di Spatafora resiste, permettendogli di balzare fuori e mettere le manette al fuggitivo, che sbalordito non può far altro che esclamare: "Brigadiè, ammazza come corri!"
Il lato intimo e umano
L'aspetto più affascinante del libro, tuttavia, non risiede solo nei motori e nell'adrenalina. A firmare l'opera è Carmen Spatafora, figlia del leggendario poliziotto, che ci regala un ritratto intimo, privato e a tratti malinconico di suo padre.
Attraverso i suoi occhi scopriamo un genitore severo, un uomo del Sud d'altri tempi: raramente incline alle tenerezze, ma intensamente protettivo verso la famiglia. Un padre che, prima di tutto, era un Poliziotto.
Il libro dipinge anche l'affresco di un'epoca ormai perduta, protetta da uno "schermo di valori umani" in cui persino tra guardie e ladri vigeva un rigoroso codice d'onore e un tacito rispetto per le regole.
Perché leggerlo?
È la lettura perfetta per chi subisce il fascino della storia delle Forze dell'Ordine, per gli appassionati di motori e, soprattutto, per chiunque apprezzi un racconto autentico ed emozionante scritto col cuore di una figlia.
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